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I miei interessi stories: Anthony Hopkins

I miei interessi stories: Anthony Hopkins

“Mi interessano di più la musica e la pittura, in questa stagione della mia vita. Ma la recitazione è ciò di cui vivo, il mio lavoro, e ho sempre voluto essere un attore capace di guadagnarsi il pane col proprio mestiere. Quindi mi sento pienamente realizzato.”

Picasso, Richard Nixon, Adolf Hitler, Riccardo Cuor di Leone, John Quincy Adams, don Diego de la Vega, Charles Dickens, William Bligh, Matusalemme, Antonio, Alfred Hitchcock. Questi sono solo i suoi personaggi storici o letterari, che Anthony Hopkins ha interpretato, la lista diventa ben più lunga e ancora più eclettica se si aggiungono anche tutti i personaggi di fantasia a cui l’attore ha dato un volto e una voce.

“Un giorno, sul set, la grande Katherine Hepburn mi guardò dritta negli occhi e mi parlò: ‘Mr. Hopkins, posso darle un consiglio? Non reciti, la smetta di recitare troppo. Si limiti a pronunciare le battute. Ha una bella presenza, una bella voce, una bella testa, belle spade, si fidi del suo istinto.

Osservi Spencer o Humphrey Bogart: guardi come recitano senza recitare, così, senza sforzo, tutta spontaneità. E sono i più bravi’. Fu il consiglio migliore che abbia mai ricevuto sulla recitazione.”

Hopkins è figlio di un panettiere ed è nato l’ultimo giorno del 1937 a Magram, un paesino sulla costa del Galles. Prima di iniziare a recitare suonava il piano e sognava di fare il concertista: tuttora suona e compone, e dipinge anche, proprio come un vero uomo rinascimentale. Tra un film e una serie tv continua a insegnare alla Ruskins School of Acting a Santa Monica,dove tiene seminari su Shakespeare e workshop su teoria recitativa e monologhi. La prima tra tutte le passioni? Sicuramente il teatro.

“Il teatro mi ha formato come attore, non c’è dubbio, ma mi ha anche incasinato come uomo. La Royal Academy of Dramatic Art o il National Theatre, cui mi unii nel 1965 sotto la direzione di Laurence Olivier, era piena di geni: Maggie Smith, Derek Jacobi, Richard Burton.”

Hopkins iniziò a lavorare nel cinema nel 1968, interpretando Riccardo Cuor di Leone in un film con Peter O’Toole e Katharine Hepburn. Si capì subito che era bravo e da lì iniziò a recitare in tv, a teatro e al cinema. Dopo esser stato Riccardo Cuor di Leone e dopo che negli anni Settanta fu descritto da Richard Attenborough come «indubbiamente l’attore migliore della sua generazione», Hopkins ha recitato, nel 1980, in Elephant Man di David Lynch.

Nominato per quattro volte all’Oscar: due volte per aver interpretato presidenti americani, Nixon in Gli intrighi del potere di Oliver Stone e Adams in Amistad di Steven Spielberg, una nel 1994 per “Quel che resta del giorno” dove recitò accanto a Emma Thompson e ovviamente la nomination grazie alla quale si portò a casa l’ambita statuetta come migliore attore protagonista: l’inquietante e magistrale interpretazione di Hannibal Lecter, lo psichiatra cannibale nel film Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.

E Fu Hopkins a decidere di non far mai sbattere le palpebre a Lecter, a decidere di prendere in giro Foster/Sterling per il suo accento, a decidere di fare quel terrificante verso con i denti.

Anthony Hopkins oggi ha 80 anni e spavaldo va avanti con vita e carriera, seguendo il suo motto di sempre “Tira dritto, non mollare mai” e tenendo nel cellulare una sua foto di quando era giovane e confuso e, per guardarla ogni tanto e dire “ok, ragazzo, ce l’hai fatta”.

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"I miei interessi" è il blog di Conto Facto. 

In questo spazio racconteremo storie di persone che hanno creato valore mettendo i loro interessi al centro della loro vita.

Parleremo anche di attualità, di futuro, di come star bene, come migliorare la qualità della vita, come dare spazio a interessi e passioni.

Buona Lettura!

 

 

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